IL VOLLEY IN LETTERE

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Avevo 7 anni quando per la prima volta sono entrata in palestra e ho messo piede su quel campo, dopo un anno di danza classica da dimenticare e uno di nuoto andato meglio del previsto ma mentalmente estenuante, mi sono lasciata convincere a provare quello che era stato lo sport di mia mamma quando era giovane.

Non avrei mai pensato che quel giorno, quel primo allenamento, avrebbe cambiato tutto.

In poco tempo son stata completamente risucchiata dal mondo che stavo pian piano scoprendo e la passione per la pallavolo si è fatta più forte anno dopo anno, campionato dopo campionato.

Ricordo la mia primissima partita, mi tremavano le gambe e dall'agitazione non sentivo nemmeno quando l'allenatore chiamava il time out, io rimanevo rigorosamente ferma in campo con le gambe piegate e le braccia in avanti in attesa della battuta avversaria, dovevano chiamarmi più volte per farmi uscire dalla "bolla" che mi ero creata. Con il tempo son migliorata e ora gli allenatori li sento, ma le gambe continuano a tremare come se fosse sempre la mia prima partita.

Non è solo agitazione però: quelle gambe che tremano, il cuore che batte più forte, tutti i muscoli tesi e l'adrenalina si uniscono al suono del pallone che rimbalza, alle voci delle mie compagne, all'odore della palestra e al brusio del pubblico.

Tutto si fonde e sembra quasi si crei un'emozione a parte.

Un'emozione così forte che si fa fatica a trattenere.

In questo 2020 che sta per finire, in cui tutti ci siamo trovati a fare i conti con momenti di totale isolamento, paura, perdite, quarantene, lontananza dalle persone a noi più care e in cui la nostra idea di sicurezza e normalità è stata messa in discussione facendo vacillare le nostre certezze, io vorrei scrivere una lettera a te, cara pallavolo, che per tanti anni sei stata una delle mie certezze più solide in assoluto. Sapevo che qualsiasi cosa fosse accaduta durante il giorno, qualsiasi emozione avesse prevalso, nel momento stesso in cui avrei messo piede in palestra tutto il resto sarebbe rimasto fuori.

Sei stata la più grande fonte dei miei sogni da bambina e, a dirla tutta, anche di quelli attuali, perchè so bene che la maggior parte di noi grandi appassionati di pallavolo non giocherà mai su un campo di serie A e men che meno indosserà la maglia azzurra, ma son sempre convinta che il più grande sogno comune a tutti, dal minivolley alla Nazionale, sia quello di poter continuare a giocare fino a quando ne avremo voglia, penso che nessuno sarebbe felice di interrompere la propria carriera a causa di un infortunio o per questa pandemia.

Adesso che da mesi possiamo solo guardare le partite in tv e stare a casa ad allenarci come possiamo per sopperire alla tua mancanza, ripenso a tutti quegli attimi che porterò sempre nel cuore, dai primi allenamenti in una nuova squadra, alle azioni più intense di alcune partite, dalle torte a fine allenamento alla preparazione fisica all'aperto.

Ripenso all'impegno messo da parte di tutti, al sudore e ai sacrifici fatti da atleti e famiglie, da allenatori e dirigenti, ripenso ai sorrisi dopo le vittorie e alla tristezza per le sconfitte.

Ripenso alla passione e al tempo trascorso in palestra, all'aiuto che ci si dava a vicenda e al supporto nei momenti più difficili.

Ripenso a quando potevamo lottare per te, per portare a casa un punto un set e tutta la partita.

E ti prometto, cara pallavolo, che torneremo a farlo.

 

Danae Bettinelli

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